• victoria oluboyo

Il razzismo all' Italiana

Le proteste e le rivolte ormai diffusisi in tutti gli Stati Uniti a seguito della morte di George Floyd hanno aperto gli occhi a coloro che ancora non conoscevano la sistematica diseguaglianza, il razzismo perenne e istituzionale ancora presente, la brutalità continua della polizia e le difficoltà di essere una minoranza all'interno di un Paese considerato uno dei più democratici al mondo.


Perché gli afroamericani stanno protestando?

Gli afroamericani per più di 400 anni sono stati in silenzio, hanno sempre subito e sopportato le angherie, la discriminazione, la segregazione e la profilazione razziale nei loro confronti. La morte ingiustificata di Floyd è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Le rivolte, che hanno avuto inizio a Minneapolis, si sono propagate in tutto il Paese.


L’attivista Tamika D. Mallory ha detto in una conferenza stampa che le proteste sarebbero continuate fino a quando la giustizia non avesse fatto il suo corso, con l’arresto dei quattro agenti di polizia coinvolti nell'uccisione di George Floyd.


"C'è un modo semplice per fermarlo: arrestate i poliziotti. Indagateli. Indagateli tutti. Non solo qualcuno. Tutti, in ogni città americana dove i neri sono stati uccisi. Questo non è mai stato un Paese libero per i neri. E ora i neri sono stanchi. Non parlateci di saccheggi. Voi siete i saccheggiatori: la violenza l'abbiamo imparata da voi. Avete saccheggiato i neri, i nativi americani, il saccheggio è la vostra specialità. Se volete che ci comportiamo bene allora cazzo, cominciate a farlo voi". – Tamika D. Mallory



Aiuti e atti solidali nei confronti degli americani neri negli States sono stati espressi da tutto il mondo. Eccetto, sfortunatamente, l’Italia che non si è espressa e anche questa volta ha perso l’occasione per parlare seriamente del problema del razzismo all'interno dei propri confini. La notizia dell’uccisione di Floyd non è stata minimamente presa in considerazione: i media italiani hanno minimizzato l’accaduto e i pochi che hanno condannato il comportamento dell’agente hanno detto che episodi simili non si verificano nel nostro Paese. Ma è veramente così?


LE MORTI RAZZISTE IN ITALIA

Si pensa erroneamente che il razzismo sia lontano da noi, che sia presente solamente negli Stati Uniti o in Sud-Africa; ma non esiste constatazione più errata.


  • AHMED ALI GIAMA: ucciso nella notte tra il 21 e 22 maggio del 1979, bruciato vivo da 4 giovani italiani mentre dormiva sotto il portico di via della Pace a Roma. Nonostante la presenza di testimoni, i 4 giovani saranno ASSOLTI in Cassazione;

  • GIACOMO VALENT: ucciso con 63 coltellate il 9 luglio 1985 a Udine da due compagni di liceo neonazisti rispettivamente di 14 e 16 anni. Veniva spesso presto in giro per le sue idee politiche di sinistra e gli veniva dato del ‘sporco n***o’;

  • ERRY ESSAN MASLO: ucciso il 20 settembre del 1989 da un gruppo di razzisti. Non potendo richiedere asilo politico, visto che all'epoca veniva concesso solo a coloro che provenivano dall’Est Europa , per sopravvivere era stato costretto a lavorare, in condizioni simili alla schiavitù, alla raccolta di pomodori. Alla notizia della sua morte ci fu il primo sciopero di migranti contro il caporalato, una manifestazione cui presero parte più di 2000 persone e che inaugurò il movimento antirazzista italiano. La sua uccisione e le mobilitazioni di massa indussero le autorità italiane a creare un decreto sulla condizione delle straniero, che divenne la Legge Martelli;

  • DIOP MOR E SAMB MODOU: uccisi nella strage di Firenze del 13 dicembre 2011 a colpi di pistola dal neonazista Gianluca Casseri. La terza vittima, Moustapha Dieng di 34 anni, divenne paraplegico a seguito delle ferite subite;

  • MOHAMED HABASSI: ucciso a Basilicagoiano, frazione della “civilissima Parma” nella notte tra il 9 e il 10 maggio 2016, da uno squadrone di morte presieduto dai parmigiani Alessio Alberici di 42 anni e Luca Del Vasto di 46, ideatore della spedizione punitiva. Al massacro nei confronti di Mohamed hanno partecipato anche sei cittadini rumeni. Era un omicidio premeditato. Mohamed è stato torturato, seviziato e mutilato per un’ora. La sua colpa? Non aver pagato l’affitto;

  • IDY DIENE: ucciso con sei colpi di pistola a Firenze da Roberto Pirrone, un uomo di 65 anni;

  • SOUMALIA SAKO: l’ attivista ucciso il 4 giugno 2018 da Antonio Pontoriero. Era un bracciante che denunciava lo sfruttamento coatto e le condizioni disumane nella quale i braccianti versavano;

  • EMMANUEL CHIDI NAMDI: ucciso mentre cercava di difendere la moglie da Amedeo Manchini che la stava insultando dandole della scimmia. Emmanuel è morto a seguito di un pugno ben assestano di Amedeo. Importante sottolineare che Amedeo era un pugile professionista, e quindi consapevole del fatto che lo avrebbe potuto uccidere.

Tutti questi uomini sono morti per mano del razzismo latente in Italia e mostrano che non sono casi isolati ma che l’ Italia è una paese RAZZISTA.


Le morti razziste sono presenti sul nostro territorio da circa quarant'anni. Bisogna capire che manca davvero poco all'Italia per avere ogni giorno un morto per razzismo; la società nella quale viviamo, infatti, fomenta l’odio sistematico attraverso i media e la propaganda che, anche inconsapevolmente, agiscono sulle paure e le frustrazioni delle persone alla ricerca del capro espiatorio da incolpare per le proprie difficoltà.


Continuare a guardare solo oltre oceano senza vedere e ammettere ciò che succede a casa nostra, mostra quanto si è accecati dal proprio privilegio bianco e non si è in grado di capire i problemi delle minoranze nel nostro Paese.


Molto triste è stato vedere partiti politici di sinistra, che decantano la loro lotta per i diritti umani e si considerano apertamente antirazzisti, tacere di fronte ai fatti accaduti in questi giorni.


Partito Democratico, non pervenuto. Italia Viva, non pervenuta. Movimento 5 Stelle, non pervenuto. Liberi e uguali, non pervenuti. Praticamente quasi nessuno ha risposto all’appello.


ALL THAT I WANT TO SAY IS THAT THEY DON’T REALLY CARE ABOUT US” Micheal Jackson

Così cantava Micheal Jackson nel 1995; cantava che delle minoranze e della profilazione razziale non importava a nessuno, che loro vite non importavano a nessuno. Nonostante siano passati 25 anni dalla pubblicazione della canzone, non è cambiato nulla.


SIAMO DAVVERO ANTIRAZZISTI?

Bisogna analizzare il modo in cui viene fatto e svolto l’antirazzismo in Italia. L’antirazzismo nel Paese si basa sulla classificazione di ogni individuo come uguale agli altri: nella lotta al razzismo si tende a semplificare tutte le differenze con un unico filtro, cioè l’ideologia definita COLORBLINDNESS, ovvero una forma di razzismo con il quale si negano le differenze culturali che spesso mettono le persone a disagio. Capire di essere in una posizione avvantaggiata e dominante è difficile da accettare per gli italiani. Invece di affrontare il problema, lo si ignora. Il privilegio bianco fa credere che un problema non esiste solo perché non tocca le persone in questione. Di conseguenza affermare che siamo tutti uguali non è assolutamente vero, perché nel corso della vita ogni minoranza si imbatte in problematiche e paure che sono fondamentalmente non conosciute dalle altre persone. Basarsi quindi solamente sulla difesa dei diritti altrui dicendo che apparteniamo tutti alla stessa razza, quella umana, non sono è inutile ma anche deleterio.



Si può capire questo errore dalle varie campagne ‘antirazziste’ svolte nell'ultimo periodo in Italia. Dire "Siamo tutti scimmie", " Siamo tutti Koulibali" - dipingendosi il volto di nero, inserire su una testata giornalistica nazionale il titolo BLACK FRIDAY riferendosi ai calciatori neri acquistati, mostra di essere incoscienti, di non sapere la storia ma soprattutto di non volere fare una campagna antirazzista, perché non si capisce che il problema risiede non solo nelle persone che attuano comportamenti razzisti ma anche in tutti coloro che credono che facendo queste campagne si risolva il problema.




Scusarsi successivamente dicendo di

essere in buona fede non basta

L'ignoranza su certi temi non è più tollerabile nel 2020. Prima di definirsi antirazzisti sarebbe opportuno studiare la storia. Il privilegio bianco denota vantaggi passivi, sia evidenti che meno evidenti, che gli italiani potrebbero non riconoscere di avere.Essere consapevoli di avere questo privilegio è il primo passo per creare in un prossimo futuro una vera campagna antirazzista e,soprattutto, un Paese antirazzista.

Nessuno vi chiede di ricevere briciole di compassione, aiuto o solidarietà.Si richiede semplicemente di essere riconosciuti come persone, senza essere uno stereotipo vivente.


ITALIANI NON RICONOSCIUTI DALLO STATO

Da circa 10 anni si parla di riformare la legge sulla cittadinanza, però la proposta di legge è ferma in Parlamento e sembra che verrà archiviata. Nel corso degli anni vari partiti politici hanno promesso che avrebbero riformato la legge, ma non è stato così. Il movimento Italiani senza cittadinanza ha organizzato proteste, manifestazioni, incontri nelle scuole e campagne nelle quali spiegava le ragioni e l’importanza della modifica di tale legge. La legge nr. 91 del 1992 è oramai obsoleta e rappresenta un’Italia che non esiste più; ignorare le richieste vorrebbe dire affermare che non esistono, Italiani nella pratica ma non sulla carta.


Sistematicamente e di proposito si continua a ignorare circa 1 milione di italiani e italiane che agli occhi delle istituzioni sono invisibili. Cittadini che non vengono riconosciuti a casa propria solo perché i genitori sono provenienti da altri paesi extraeuropei. Da quando ho 16 anni si parla di una riforma di questa normativa visto che non rispecchia la società nella quale viviamo. La normativa è obsoleta e costringe a essere italiani con un permesso di soggiorno, italiani non riconosciuti nella terra che amano. Chi per pura propaganda continua a dire che la cittadinanza si acquista in modo automatico al compimento del 18 esimo anno di età, non conosce la norma.


  1. Nel caso in cui si tratti di una persona nata e cresciuta in Italia, bisogna dimostrare di avere vissuto ininterrottamente per 18 anni nel territorio italiano e la richiesta va fatta entro 1 anno.

  2. Nel caso in cui la richiesta, per esempio per motivi economici, venga fatta al compimento dei 19 anni, non si può più richiedere la cittadinanza per nascita. Nel caso si tratti di una persona venuta in Italia in giovane età l’iter è lo stesso previsto per gli stranieri, quindi 10 anni di residenza e un reddito di € 8.263,61 per tre anni.Capite ora perché si parla di ius culturae?


Si denota quindi che la normativa è stata concepita di proposito per ostacolare i GIOVANI nell'ottenimento della cittadinanza. Come si può pretendere un reddito da studenti consistente e regolare pari a 8.263,61 quando il mercato di lavoro è altalenante dal 2008?


SCHIAVITÙ REGOLARIZZATA

Il 13 maggio 2020 si è svolta una conferenza stampa presieduta dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, nella quale è stato emanato il nuovo decreto legge nominato Decreto Rilancio per far ripartire il Paese. In particolare ci interessa qui la legge 103, promossa dalla Ministra Bellanova con l’intento di fermare il caporalato e rendere detentori e detentrici di diritti coloro che per anni hanno dovuto lavorare in condizioni precarie, in abitazioni fatiscenti e salari al limite dello sfruttamento. Il problema del caporalato è presente da più di quarant'anni e, siccome la Ministra in passato era stata una bracciante lei stessa, ero fortemente convinta che con questa norma si sarebbe fatto un passo avanti per contrastare questo cancro della nostra società.


La normativa è stata concepita in un modo subdolo e devo dire crudele; identificando il/la migrante/bracciante come manovalanza legale temporanea per risollevare l’economia e salvare la stagione della raccolta degli ortaggi, giusto un permesso di soggiorno temporaneo di sei mesi per poter lavorare i campi e poi successivamente tutti a casa.


Aboubacar Soumahoro, attivista per i diritti dei e delle braccianti ha affermato:


non vanno regolarizzate solo le braccia, ma anche gli esseri umani”

L’attivista Aboubacar Soumahoro il 17 maggio ha indetto uno sciopero, per protestare contro il Decreto Rilancio, ha richiesto che si prevedesse un permesso di soggiorno per emergenza sanitaria per tutti, che permetta anche agli stranieri presenti in Italia di iscriversi all'anagrafe – cosicché possano avere una tessera sanitaria e l’assistenza del medico di base.


È triste vedere come un problema che è presente da più di quarantanni venga ignorato, promuovendo una normativa che difatti non aiuta e non toglie i braccianti dalla schiavitù moderna in cui vivono, ma che li inserisce in un contesto di schiavitù regolamentata.

Lo scopo della norma quindi non è una vera regolarizzazione ma semplicemente rendere legale la situazione nella quale i braccianti giacciono da anni.Certamente questa non è una normativa rivoluzionaria ma disumanizzante, che vede le persone coinvolte come mera merce da utilizzare per i propri scopi personali ed economici.


ITALIANI, BRAVA GENTE

Se ne parla poco anzi pochissimo ed è il periodo coloniale italiano. Nei libri scolastici il periodo coloniale rappresenta due pagine di libro e spesso viene saltato perché considerato poco importante oppure ‘ non c’è tempo’. Sarebbe utile però, anziché cercare di cancellare e rimuovere una delle pagine più tristi della storia italiana, studiarla per capire dove hanno avuto inizio molti stereotipi all'interno della nostra società.


Il colonialismo italiano è la storia negata di violenza e razzismo. L'esercito italiano ha commesso crimini di guerra e violazioni dei diritti umani. Le scuole italiane non insegnano gli orrori delle conquiste italiane in Africa, quindi gli italiani sanno e non conoscono una parte della storia fondamentale.

I principali paesi coinvolti sono stati: Libia, Etiopia e Eritrea.Dal 1870, anno d’invasione del Corno d’Africa, sino al 1941, anno della fine ufficiale del colonialismo italiano (anche se, de facto, è il 1960 l’anno in cui cessa qualunque predominio italiano nelle colonie) fu reso legale in Italia il Madamato.


La normativa prevedeva principalmente due cose:

  • Gli italiani potevano sposarsi legalmente per un periodo limitato con donne del posto, ma spesso gli italiani intendevano il madamato come libero accesso a prestazioni domestiche e sessuali, senza curarsi troppo dei doveri che l'unione prevedeva;

  • I soldati italiani oltre a sposare donne della loro età, compravano bambine dell’età di 12 anni per avere la certezza che fossero vergini.


Idro Mnteanelli, in un intervista in cui di d dalle accuse di chi affermava avesse stuprato una bambina di 12 anni, dice le seguenti parole:

Aveva 12 anni ma non mi prendere per un Girolami, a dodici anni quelle li erano già donne. L’avevo comprata a Saganeiti assieme ad un cavallo e un fucile, tutto a 500 lire… Pare avessi scelto bene, era una bellissima ragazza, Milena di dodici anni. Scusate ma in Africa è un’altra cosa. Così l’avevo regolarmente sposata, nel senso che l’avevo comprata dal padre”.


Con l'introduzione delle leggi razziali, il madamato venne proibito e penalmente perseguito, anche se con scarsi risultati. La proibizione della norma era dovuta al fatto che la “razza” italiana si dovesse preservare e non meticciare con altre considerate ‘inferiori’.


Con la nascita dei movimenti indipendenti è nato lo stereotipo che rappresenta il colonizzato come il bruto, rappresentato dalla pelle scura, che violenta una donna bianca, che rappresenta la cultura Europea. La figura del violentatore nero è un tratto ancora presente ai giorni nostri ed è un retaggio della cultura coloniale italiana.


Il passaggio coloniale italiano non è stato pacifico, dietro di sé ha lasciato molti morti.


  • SONO STATI UCCISI PIU’ DI 40.000 LIBICI NEI CAMPI DI CONCENTRAMENTO E 12.000 NEL TERRITORIO LIBICO PER AVERE PROTESTATO;

  • SONO STATI MASSACRATI NEL FEBBRAIO DEL 1937 AD ADDIS ADEBA DEGLI ETIOPI PER PUNIRE IL MOVIMENTO ETIOPE DELLA RESISTENZA. SECONDO LE FONTI ITALIANE MORIRONO TRA LE 3MILA/6MILA PERSONE, I GIORNALI LOCALI DISSERO CHE MORIRONO 30.000 PERSONE.


Nonostante le schifezze, i saccheggi, gli stupri, gli omicidi di massa, gli infanticidi e tutti i crimini di guerra commessi, ENRICO CERULLI, diplomatico e linguista italiano viene tutt’ ora considerato uno dei massimi esperti sull’ Etiopia.


Prima di criticare e incolpare un Paese come gli Stati Uniti, sarebbe necessaria una vera riflessione sul razzismo che è presente in Italia e che tutt’ora segna milioni di cittadini e cittadine non riconosciuti. Invece di gridare e dire che il giardino del vicino sempre più razzista è necessario fare un’analisi concreta sulle motivazioni del razzismo perenne.


Il razzismo si potrà sconfiggere solo quando saranno integrati nei processi decisionali, economici, istituzionali, educativi e sociali anche le minoranze. Il resto è semplicemente dare aria alla bocca.

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