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La distruzione del territorio del Delta del Niger da parte delle multinazionali Shell ed Eni


La Nigeria è soprannominata ‘gigante d’Africa’ principalmente per due motivi:


1. È lo Stato più popoloso del continente africano;

2. Ha un’economia molto ampia con una crescente attività industriale nell'esportazione del cacao e dell’olio di palma.


Il Paese ha la fortuna di avere anche molte risorse naturali come minerali, oro e petrolio.

È, infatti, il primo produttore di petrolio nel continente africano ed è il sesto Paese a produrlo a livello mondiale.


La Nigeria è il fornitore principale di petrolio per l’Europa occidentale ed è quinto fornitore negli Stati Uniti d’America.

I giacimenti petroliferi rappresentano l’80% delle sue entrate governative.

Nonostante la ricchezza derivante dalla vendita del petrolio, l’economia del Paese cresce faticosamente e i livelli di povertà sono in aumento.


Secondo i dati presentati dal Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (UNDP) nel rapporto del 2019, in Nigeria più di 90 milioni di persone vivono nella povertà estrema, numero pari al 48% della popolazione.


Malgrado la produzione di petrolio nel Paese, la maggior parte della popolazione vive con 2 dollari al giorno.


Sorge spontaneo quindi domandarsi per quale motivo la Nigeria non possa dipendere esclusivamente dalla ricchezza derivante dalla vendita del petrolio.

Dove vanno a finire tutti quei soldi? Le popolazioni locali beneficiano dell’estrazione del petrolio nelle loro terre?


Il problema risiede nell’avidità, la corruzione e il controllo delle multinazionali straniere nel delta del Niger che fanno sì che tutti i profitti derivanti dalla vendita del petrolio non arrivino ai cittadini.


LE OPERAZIONI DI SHELL ED ENI DEL DELTA DEL NIGER

La maggior parte del petrolio, come si può vedere dall'immagine, si trova nel sud della Nigeria nella regione denominata Delta del Niger.


Il Delta del Niger è una vastissima area fluviale che si estende per circa 70mila km quadrati ed è la più ricca regione petrolifera del continente africano. Qui sono presenti il 90 per cento delle riserve di petrolio (e di gas) della Nigeria.



Le principali compagnie che si occupano di estrarre il petrolio sono per lo più multinazionali estere.


Le più famose sono:

  • Shell

  • Eni

  • Exomobill

  • Chevron



La maggior parte di queste compagnie opera nel Paese dal 1956, quando vennero scoperti i primi giacimenti petroliferi.


La principale è la compagnia Shell che si occupa di estrarre il 40% del petrolio del Paese.

Per più di trent’anni le varie multinazionali hanno agito indisturbate nel territorio nigeriano: l’hanno sfruttato in modo sistematico, con gravi conseguenze ambientali, socio-politiche ed economiche. Gli interessi delle grandi multinazionali nel settore petrolifero si sono intrecciati con i vari governi militari deboli e corrotti che hanno svenduto le risorse del Paese in cambio di profitti illeciti.


Tutto ciò è successo alla luce del sole fino a quando lo scrittore e attivista Ken Saro Wiwa nel 1990 ha iniziato a battersi per la sua terra, Ogoniland, e i diritti del suo popolo, gli Ogoni, minoranza etnica presente nella regione del Delta del Niger.


La denucia dell' attivsta Ken Saro Wiwa contro la Shell



Tutto ciò è successo alla luce del sole fino a quando lo scrittore e attivista Ken Saro Wiwa nel 1990 ha iniziato a battersi per la sua terra, Ogoniland, e i diritti del suo popolo, gli Ogoni, minoranza etnica presente nella regione del Delta del Niger.


Nel 1990 Ken, tramite il movimento MOSOP (Movimento per la sopravvivenza del popolo Ogoni), ha iniziato a denunciare le attività di estrazione del greggio di petrolio che, in questa regione, non si svolgevano in conformità con gli standard europei. Proprio queste attività hanno provocato l’inquinamento del bacino idrico e dei terreni, distruggendo le coltivazioni e rendendo impossibile il recupero del terreno. Le attività petrolifere hanno anche contribuito alla diffusione di alcune malattie, tra cui varie forme di cancro.


Ken, inoltre, ha fatto luce sulle pericolosissime emissioni di Gas Flaring che hanno deturpato l’aria rendendola irrespirabile e tossica.



Il gas Flaring è stato bruciato incessantemente e ininterrottamente per 33 anni, 7 giorni su 7, 24 ore non stop provocando irreparabili danni all'ambiente.

Nel suo libro Un mese e un giorno, Ken Saro Wiwa afferma:



“La Shell si è sentita oltraggiata dal fatto che un uomo nero e un intera comunità abbiano osato sfidarla, che abbiano dimostrato al mondo che in Nigeria, a differenza di quanto avviene in Europa o in America, questa azienda costituisce una minaccia ambientale. Per questa ragione la compagnia è determinata a umiliarmi pubblicamente e a screditare i miei conterranei … Qualunque cosa accada, sono felice che gli Ogoni siano stati in grado di opporsi alla propria umiliazione.”

Ken, e con lui il popolo nigeriano, non chiedeva molto alla compagnia Shell. Ciò che voleva lo disse nell’OGONI BILL OF RIGHTS, una carta dei diritti in cui si avanzavano tre richieste:


  • Maggiore autonomia del popolo Ogoni;

  • Corretta distribuzione dei proventi derivanti dall'estrazione del petrolio;

  • Rivalutazione dell’impatto ambientale derivato dall'estrazione del petrolio.

Queste richieste possono sembrare banali, ma non lo sono.


Il problema principale della suddivisione dei profitti derivanti dal petrolio risiedono in due fattori:

  1. Il paese è composto da più di 250 gruppi etnici e la diversità culturale è spesso considerata come il tallone d’Achille che potrebbe, in ultima analisi, causarne la disintegrazione.

  2. Il Paese è diviso in Stati federali e, secondo il principio di derivazione (disatteso sistematicamente dai regimi militari), a ognuno di questi Stati dovrebbero essere corrisposte risorse in proporzione alle entrate che garantiscono al Governo Federale.

In base a questa normativa, il territorio dove era presente la popolazione Ogoni avrebbe dovuto beneficiare della presenza dei giacimenti petroliferi; ma la regola applicata dai regimi militari è stata principalmente di negazione, quindi gli Stati dove veniva prodotto il petrolio non ne ha mai ricavato nulla.


Ken, tramite la sua lotta, è riuscito a dare voce a chi una non ne aveva, ha reso visibile chi in precedenza era invisibile.


E’ riuscito a smuovere l’intera comunità internazionale: al fianco della sua lotta ci sono stati Nelson Mandela, il Presidente degli Stati Uniti Kennedy, Harold Pinter, Susan Sontag e tanti altri.


Grazie anche alla sua perspicacia, vinse la battaglia che aveva promosso: la compagnia Shell, a seguito delle proteste e delle pressioni internazionali, dovette lasciare l’area.


Sfortunatamente, però, Ken perse la sua lotta per la sopravvivenza. Il governo dittatoriale nigeriano, tramite un tribunale militare, condannò a morte Ken e altri 8 attivisti del movimento MOSOP.


L’intervento della comunità internazionale fu inutile. Il 10 novembre 1995 furono tutti e 9 giustiziati.


La multinazionale inglese Shell non è la sola a contraddistinguersi in comportamenti scorretti nei confronti della popolazione locale.



Il caso della comunità Ikebiri contro Eni e della sua controllata NAOC nel Delta del Niger

La compagnia Italiana Eni opera nel territorio nigeriano dal 1962, anno di fondazione della NAOC (Nigerian Agip Oil Company ) controllata della compagnia italiana.

Anch'essa, sfortunatamente, con la scusa di operare in un territorio extra-europeo, non ha sempre seguito diligentemente i protocolli di sicurezza per la salvaguardia dell’ambiente.


Importante è il caso della comunità di Ikebiri che ha citato in giudizio la compagnia italiana per uno sversamento di petrolio avvenuto il 5 aprile 2010 che avrebbe contaminato un territorio di 17,5 ettari.


La popolazione Ikebiri, composta da circa 5.000 persone, vive principalmente di caccia e di pesca. Lo sversamento ha distrutto completamente l’attività che la cittadinanza portava avanti per il proprio sostentamento.


Lo sversamento ha causato danni irreversibili all’ ambiente dato che il greggio è filtrato nel terreno e nell'acqua, rendendo incoltivabile il primo e non potabile la seconda.


Eni ha accettato la propria responsabilità nei fatti, ma ha corrisposto un risarcimento del danno molto basso: 20.000 euro a fronte di 2 milioni di euro di danni stimati.


Luca Saltamaracchia, legale della comunità di Ikebiri, ha affermato:


“In Nigeria episodi di questo tipo sono molto frequenti. Purtroppo per le comunità è molto difficile avere giustizia. Anche le poche volte in cui riescono ad arrivare ai tribunali e a ottenere sentenze favorevoli, difficilmente queste vengono implementate”.

Molte associazioni ambientaliste, tra cui Friends of the Earth International e Greenpeace, hanno criticato modus operandi delle multinazionali.


Le Accuse A Shell Ed Eni da parte di Amensty International

Amnesty International, che si batte per la difesa dei diritti umani, ha smentito i dati diffusi da Shell ed Eni nei report sull'inquinamento da petrolio nel Delta del Niger.

Le gravi negligenze da parte delle due multinazionali sono state scoperte grazie al progetto ‘Decode Oil Spills’.


Amnesty accusa Shell ed Eni di dare informazioni fuorvianti riguardo al pesantissimo inquinamento causato. Per esempio Shell nel 2011 ha segnalato 1.010 fuoriuscite dai suoi pozzi e oleodotti per oltre 110 mila barili (circa 17,5 milioni di litri). Eni invece ha dichiarato 820 fuoriuscite di petrolio con oltre 26 mila barili (oltre 4 milioni di litri di greggio).


Secondo i due giganti dell’industria petrolifera la maggior parte delle perdite sarebbero causate da furti della popolazione. Le analisi dei dati dei decoder smentiscono questa tesi e le fotografie mostrano fuoriuscite dovute alla corrosione degli impianti.


L’ operato delle multinazionali in Nigeria mostra come per queste società esistano Paesi di seria A e Paesi di serie B. Paesi dove è necessario e doveroso rispettare le regole e altri dove possono fare liberamente ciò che vogliono.


A 25 anni dalla morte dell’attivista Ken si può giungere alla conclusione che, per ora, giustizia è stata fatta solo nei suoi confronti. Solo nel 2009, dopo più di cinquant’ anni di trivellazioni selvagge, la compagnia Shell è stata condannata a risarcire la famiglia Wiwa per la morte di Ken e gli Ogoni per i danni causati al territorio e la ripetuta violazione dei loro diritti fondamentali.


La lotta verso il rispetto ambientale e la giusta compensazione ai territori delle popolazioni del Delta del Niger non si è fermata con la morte di Ken ma continua imperterrita da allora.

Le colpe, oltre a ricadere sulle multinazionali che usurpano i territori, ricadono anche sul governo nigeriano che, per interesse personale dei suoi dirigenti, per decenni è rimasto impassibile a guardare il proprio popolo soffrire.


La lotta di Ken è la nostra lotta, è la lotta di tutte le persone che combattono contro le ingiustizie e le discriminazioni.


“Malgrado le traversie e le prove che dovrò affrontare insieme a coloro che intraprenderanno con me questo viaggio, non nutro alcun dubbio sul fatto che alla fine ce la faremo. Né la prigionia, né la morte potranno impedire la nostra vittoria” – Ken Saro Wiwa


La lotta continua.




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